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(Esclusiva) Vite in prima linea. L'infermiera che combatte il Coronavirus.


Vi raccontiamo in esclusiva la storia di "Adele" (nome di fantasia), infermiera impiegata nel pronto soccorso di una città lombarda.


In esclusiva abbiamo incontrato "Adele" giovane infermiera 26enne alla fine del suo turno lavorativo. Davanti ad un caffè, Adele ci racconta come si vive il triage di pronto soccorso in questo complicatissimo periodo di tensione e paura.


Nonostante la stanchezza, i grandi occhi verdi di Adele sorridono ed emettono una luce ammaliante. Da qualche anno Adele svolge con passione il suo compito in pronto soccorso, venendo incontro alle esigenze e cercando di lenire le sofferenze dei tantissimi pazienti che ogni giorno affollano la struttura. Ci racconta che da piccola voleva fare il medico. Giocava a curare i malanni delle sue bambole e dei suoi 2 fratellini più grandi. Una missione, quella di aiutare gli altri, che nel tempo si è fatta sempre più forte. Con orgoglio si definisce "L'infermiera". Infermiera ci spiega, è colei che è responsabile dell'assistenza generale dei pazienti. Pazienti intesi come esseri umani e non come numeri. Persone prima di tutto, con storie alle spalle e con sentimenti. L'aspetto relazionale è il fulcro del suo lavoro così come lo sono l'empatia e la comprensione. L'infermiera ogni giorno deve far fronte alle paure di tanti, pazienti e famigliari. E' una missione dura, non un lavoro qualunque che crea profitto. "Si cura la gente qui" ci dice Adele sorridendo.


Paure che in questo periodo si sono amplificate moltissimo ed anche per noi. I pronto soccorso sono semi vuoti come non mai, ma il lavoro non manca. Noi addette alla prima valutazione di pazienti con sintomi riconducibili al corona virus, siamo in trincea. Abbiamo dotazioni idonee come guanti, mascherine, camici, è vero; ma siamo a due passi con coloro che sono contagiati. A volte si scambia una forte influenza con il virus e si tira un sospiro di sollievo. Altre volte invece ci tocca comunicare la brutta notizia e quando succede noi stesse ci chiediamo se andrà tutto per il meglio.


"Io ho un marito a casa e una bambina di 2 anni. Se mi contagio potrei farlo anche con loro e non vorrei mai avere questo rimorso. E' vero il più delle volte si guarisce e non c'è pericolo ma la certezza non esiste. Io non posso e non mi sento di stare a casa. Non farei mai malattia per la paura. Sono una ragazza forte. Non prendo nemmeno le ferie perché sento dentro di me che queste persone hanno bisogno anche di me. Di Adele. Dell'Infermiera".

Il personale è sempre di meno. Qualcuno di loro è stato messo in quarantena e c'è chi ha preferito restare a casa per poter badare ai figli che non vanno a scuola o per sentirsi protetto. Il lavoro si fa più impegnativo, le mansione raddoppiano, ma "Adele" non si da per vinta e continua a fare quello per cui è nata. Aiutare le persone.


Inevitabilmente le chiediamo come faccia a conciliare vita privata e lavoro in periodo del genere. A questa domanda "Adele" sorride leggermente dandoci l'impressione di essere sconfortata. "Sapete che tante amiche mi tengono lontana adesso?... Sanno che lavoro faccio e pensano che lavorando a contatto anche con persone contagiate, io sia sicuramente pericolosa per loro".


Un'ultima domanda, forse un pò personale, ad "Adele" abbiamo voluto farla. Quant'è il suo stipendio mensile. Ci risponde circa 1.200 euro. 1200 euro per rischiare in prima persona. Per gestire epidemie, ma anche trovarsi come è già successo, a dover fronteggiare la rabbia di coloro che odiano le attese o che si sfogano per la morte di un loro caro. "In passato ricevetti persino una sberla, che non denunciai, perché una mamma aveva ricevuto la notizia della perdita del proprio bambino".


Ragazza di cultura, finito il suo caffè ci sorprende con una frase di Steve Jobs: "L'unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai… come le grandi storie d'amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni". "Non bisogna arrendersi. Io non lo faccio mai".


"Adele" ci ha illuminati la giornata. E' uno dei tantissimi angeli a cui spesso non diamo volto e nome, che salvano vite e si prodigano davvero per il prossimo. A questi angeli, "InVeritas" vuole dedicare un infinito grazie. Grazie per quello che ogni giorno fate per noi. Grazie di esistere.


Nicola Scillitani

per InVeritas